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La vostra salute è la cosa più importante
TESTIMONIANZE

La vostra salute è la cosa più importante

Tumore: ero piccola quando ho iniziato a sentire questa parola sottovoce per casa. “È morto Tizio!” È morto Caio!”. Anche se non ne conoscevo il significato questo parola mi faceva tanta, tanta paura.

Quando avevo solo 3 anni, hanno operato la mia nonna paterna, e non capivo come faceva a stare bene quando le avevano portato via un pezzo di se, ma che per vergogna nascondeva mettendo del cotone nel reggiseno.

Crescendo, ho sentito parlare di famigliarità e prevenzione, ero la più spaventata tra tutte le nipoti perché mi associavo alla nonna data la nostra simile fisicità. A 18 anni ho fatto la mia prima visita, dove era tutto a posto ed a 20 ho ripetuto l’esame aggiungendo la mammografia, per essere più tranquilli.  

Negli anni ho continuato i controlli con estrema tranquillità, quando all’improvviso nel 1999 la parola tumore è piombata di nuovo tra la mura di casa: questa volta toccava alla mia mamma.

Dopo uno strano gonfiore al seno sinistro, si è scoperto un tumore e da qui con urgenza una mastectomia totale: coinvolti oramai c’erano 21 linfonodi. Iniziò le cure e in me la paura cresceva sempre di più finché arrivò uno strano presentimento.

Era il 2008, la mia mamma aveva superato con successo tutte le cure ma la nostra storia non finisce qui: si scopre che mio papà ha un tumore alle corde vocali, ma con un intervento si risolve tutto. Sembra tutto apposto ma dopo un anno si ripresenta il tumore e anche lui inizia le terapie.

Durante le terapie dei miei genitori ho conosciuto molte persone e queste mi raccontavano le loro esperienze, così ho conosciuto un ente per la prevenzione e andai a farmi fare dei controlli.

L’esito fu positivo ma dopo circa una decina di mesi mi sono accorta di una strana protuberanza tra lo sterno e l’attaccatura del seno.

“Oh dio, adesso tocca a me!”. Panico. Ricordo mio marito che si arrabbiò con me e mi disse “non iniziare, non è nulla!”. Ho iniziato così il mio giro di visite, dove tutti mi dicevano che non avevo nulla. Eppure io sapevo che in me qualcosa non andava. Tuttavia un giorno, mi ha visitato una nuova dottoressa e raccontandole la mia storia e ciò che mi sentivo, si allarmò e decise di sottopormi ad un agoaspirato per un accertamento tramite biopsia. L’esito fu tumore. Panico. Piansi ininterrottamente: la preoccupazione era sì per me, ma soprattutto peri miei genitori. Non sapevo come dirglielo, come dirlo ai miei figli, e la paura cresceva sempre di più. Il medico mi disse che battaglia avrei dovuto affrontare, lunga e dolorosa. Ma ho nascosto le mie emozioni, non volevo far preoccupare coloro che mi circondavano.  Mi hanno fatto l‘intervento in un giorno d’estate. Ricorderò per sempre quei giorni, era il compleanno di mia figlia ed era il 18 agosto, nonostante il sole e il caldo tipico di Porto Torres io indossavo golf e giubbotto perché in me c’era il gelo e la paura di morire.

Il 3 settembre avevo appuntamento col dottor Zurrida presso l’istituto IEO di Milano, che ha preso visione dei miei referti.  La sua competenza è stata la conferma per farmi seguire da loro. La visita si è conclusa con una richiesta di esame istologico da portare per il controllo successivo, in modo da essere pronta per l’intervento.   Il patologo quel giorno, vedendomi molto in ansia, mi rincuorò dicendomi:” Non è nulla di grave, guarirà!”

Ho portato a vedere gli esami anche a un’altra dottoressa a Sassari, anche lei mi confermò la diagnosi. Siccome avevo deciso di farmi seguire al centro di Milano, dovevo trovare la forza di dirlo ai miei figli per giustificare le mie future assenze.

Non è stato facile. Ma era la cosa giusta.

Iniziai gli esami del pre-ricovero, qui ho conosciuto un medico che guardando e lastre mi disse che non avevo nulla. Quella visita mi uccise moralmente, non era quello che sentivo dentro di me. La mia fortuna è stato di conoscere due donne quel giorno, Monia ed Enza, che mi diedero sostegno.

Per fortuna, ero accompagnata da mio marito nella visita pre-intervento il giorno successivo, quando un nuovo medico mi disse che la dottoressa di Sassari aveva lasciato alcuni frammenti della ghiandola, ma di stare tranquilla perché avrebbero fatto loro una minuziosa pulizia. Lo staff ha fatto di tutto per mettermi a mio agio e per tranquillizzarmi, sono state delle persone veramente amorevoli.

Al risveglio il medico mi disse che era un tumore benigno, la ghiandola sentinella sana, ma che per precauzione mi avrebbero sottoposta ad alcune terapie. Ero felicissima!

Rientrata a casa la gioia di esserci per l’inizio dell’anno scolastico per entrambi i miei figli era immensa. Questa felicità ha avuto breve durata: mia mamma non stava per nulla bene. Mentre io facevo le procedure post-operatorie cercavo di mantenere uno stato di tranquillità perché mia mamma continuava a peggiorare e non volevo essere un ulteriore peso per tutta la famiglia.

Un giorno, mentre ero al IEO di Milano, ho ricevuto una tremenda telefonata da parte delle mie sorelle: avevano ricoverato mamma. Vi lascio solo immaginare il mio stato d’animo: in ansia per me, per la radioterapia che dovevo fare, per i bambini che dovevo lasciare a casa, per l’organizzazione degli spostamenti e dell’alloggio che dovevo trovare in Milano in centro e l’angoscia per lo stato di salute di mia mamma.

È incredibile cosa si riesce a fare in determinate circostanze, ho deciso di prendere il primo aereo per Sassari e appena 6 ore dopo l’atterraggio ero già presso il capezzale di mia madre.  Per mia mamma purtroppo non c’erano più speranze di guarigione.

Avevo bisogno di confidarmi con qualcuno, ebbi un attimo di debolezza un giorno in ospedale e mi lasciai andare in un pianto straziante con mia zia. Non pensai tuttavia alle conseguenze, mia madre dalla stanza accanto mi sentì e per non dirle la verità inventai che una ragazza era scivolata nel corridoio.

Ovviamente le cose capitano tutte insieme, mia madre in ospedale, mio padre a casa malato e io che dovevo iniziare la radioterapia. Decisi di posticipare le mie cure per assistere mia madre, andando contro il giudizio dei medici.

Era una domenica di ottobre quando mia madre ci lasciò, e da buona figlia organizzai tutto il funerale.

Ora toccava prendermi cura di me stessa e iniziai la radioterapia presso lo IEO. Per circa due mesi partivo da casa i lunedì e tornavo il venerdì. Il weekend lo passavo con i mie figli e mio padre. Ero molto seguita, tutti gli infermieri si preoccupavano per me e per il mio stato di salute a tal punto che un giorno un medico mi consiglio di seguire una terapia dallo psicologo per affrontare tutto questo dolore. Mi aiutò tanto.

Finita la radioterapia, iniziai le cure di Tamoxsifene e Decaptetil che proseguirono per 5 anni. In questo periodo mi lasciò anche mio padre e il dolore fu grande.

Oggi sto discretamente bene, non posso permettermi però di lamentarmi pensando a tutte le persone care che mi hanno lasciato e quelle che ogni giorno combattono.

Come un fulmine a ciel sereno, un giorno ho conosciuto Emanuela Callieri e ci siamo raccontare le nostre avventure a vicenda. La sua vicenda mi ha commosso e spronato a scrivere per raccontarvi la mia storia. Il mio consiglio è non fermatevi davanti ad un giudizio di un medico, fate quello che vi sentite dentro. La vostra salute è la cosa più importante.

Carmen

Porto Torres

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